In quasi 40 anni di onorata carriera Nba, da dirigente, assistente e head coach, Donnie Walsh ne ha viste tante di star e potenziali campioni. E’ stato la mente dietro Indiana negli anni di Reggie Miller e delle Finals con Larry Bird in panchina, prima di provare a raddrizzare i Knicks di metà/fine scorso decennio. Ma quando deve scegliere il giocatore avuto di cui andare più fiero, nell’elenco con quelli che hanno reso i Pacers la sua creatura più bella c’è anche Danilo Gallinari, che Walsh scelse con la 6ª chiamata la draft 2008 come primo atto della sua esperienza a New York. E che lasciò partire a malincuore verso Denver (nella trade che portò nella Grande Mela Carmelo Anthony) in uno dei suoi ultimi atti da numero uno dei Knicks.
WALSH E IL GALLO — “Sono orgoglioso di Reggie Miller, come lo sono di Chuck Person, Rik Smits e Mark Jackson. Ma voglio assolutamente menzionare Danilo Gallinari - dice il 74enne oggi consulente dei Pacers -. Quando vedevo giocare Gallo, in particolare quando era con noi ai Knicks, avevo l’impressione che potesse fare qualsiasi cosa. Aveva una certa durezza in sé, qualità che non ti aspetti da un giovane proveniente dall’Italia. E penso gli sia servita. Quest’anno sta giocando davvero bene a Denver, dopo tutti gli infortuni che ha avuto. Può essere la stella della squadra, il go-to-guy, oppure giocare con altri grandi giocatori. Ed è davvero completo: sa passare, gestire il pallone, andare a rimbalzo e si impegna in difesa. Quando era con i Knicks voleva sempre difendere sul miglior giocatore avversario, provava piacere da questo. Sapevo che aveva la mentalità giusta per avere successo, quel successo che sta ottenendo. E’ davvero un giocatore fantastico”.
FONTE
Davide Chinellato
LA GAZZETTA DELLO SPORT.